La mente: lo strumento che usiamo ogni giorno, ma che raramente impariamo davvero ad adoperare.

Tutti usiamo la mente. Ma raramente impariamo davvero ad adoperarla.

Ogni giorno pensiamo.

Prendiamo decisioni.

Proviamo emozioni.

Ricordiamo il passato, immaginiamo il futuro, interpretiamo ciò che accade intorno a noi e attribuiamo un significato alle esperienze che viviamo.

Lo facciamo continuamente.

Eppure, nonostante la mente sia lo strumento attraverso cui facciamo esperienza della vita, raramente impariamo a conoscerla davvero e a utilizzarla consapevolmente.

Abbiamo imparato a usare un computer.

A guidare un’automobile.

A parlare una lingua.

Tuttavia raramente qualcuno ci ha insegnato a comprendere il funzionamento della nostra stessa mente.

Nella maggior parte dei casi impariamo semplicemente ad abitarla. Adattandoci.

Con il tempo finiamo per credere che il modo in cui pensiamo, percepiamo e reagiamo sia l’unico possibile.

Che alcune emozioni siano inevitabili.

Che certi stati interiori semplicemente accadano.

Che la chiarezza mentale vada e venga senza poterci fare nulla.

Che la lucidità dipenda dalle circostanze.

E così continuiamo ad affrontare la vita utilizzando gli stessi strumenti e gli stessi modi di agire, spesso senza renderci conto che esistono altre possibilità.

Non perché siano irraggiungibili. Più semplicemente, perché non abbiamo imparato a riconoscerle e ad accedervi.

La convinzione più diffusa è che la mente coincida con il pensiero.

In realtà, la mente è molto più di questo.

Pensieri, emozioni, attenzione, intenzione, percezione e immaginazione non sono compartimenti separati. Sono tutti aspetti dell’esperienza, la cui qualità cambia quando cambia lo stato di coscienza. 

E questo apre una prospettiva completamente nuova: la qualità della nostra esperienza non dipende soltanto da ciò che ci accade, ma anche – e soprattutto – da come la viviamo.

Per gran parte della nostra vita reagiamo agli eventi affidandoci agli strumenti che già conosciamo.

Alle stesse interpretazioni.

Alle stesse strategie.

Alle stesse possibilità.

Ma cosa accadrebbe se diventassero accessibili nuovi modi di osservare, comprendere e intervenire sulla nostra esperienza?

E se esistessero stati di coscienza nei quali attenzione, percezione e intenzione funzionano in modo diverso da quello a cui siamo abituati?

Questa non è un’idea in cui credere.

È una possibilità da verificare.

Nel mio lavoro non chiedo di accettare ciò che racconto. Creo le condizioni affinché ciascuno possa farne esperienza diretta.

Perché comprendere qualcosa attraverso l’esperienza è profondamente diverso dal capirlo intellettualmente.

È da questa idea che nasce la serie Laboratorio Mentale.

Non come un insieme di tecniche.

Non come un percorso per acquisire capacità straordinarie.

Ma come uno spazio nel quale imparare ad accedere volontariamente a uno stato di coscienza non ordinario e a utilizzarlo come un vero ambiente di lavoro.

Uno spazio in cui percepire.

Discernere.

Sperimentare.

Intervenire.

Verificare.

Non per aggiungere qualcosa che manca.

Ma per rendere accessibili possibilità che sono già presenti.

Le capacità che emergono lungo questo percorso non vengono create.

Non vengono trasmesse da qualcun altro.

Non vengono installate.

Diventano accessibili.

Come una porta che è sempre stata nella tua casa, ma che non hai mai pensato di aprire. 

Il lavoro non consiste nell’aggiungere nuovi talenti.

Consiste nel creare le condizioni perché possano essere riconosciuti, sviluppati e utilizzati con sempre maggiore consapevolezza.

La parola Laboratorio non è stata scelta a caso: in un laboratorio non viene chiesto di credere.

Si osserva.

Si prova.

Si interviene.

Si verifica.

Ogni esperienza diventa un’occasione per comprendere qualcosa in più sul funzionamento della mente, delle percezioni e della coscienza.

L’esperienza precede sempre l’interpretazione.

Non posso sapere quali possibilità scoprirai lungo il tuo percorso.

Saranno la tua esperienza e la tua pratica a rivelarle.

Una cosa, però, la mia ricerca mi ha mostrato: lo stato di coscienza dal quale viviamo la realtà influenza profondamente ciò che possiamo percepire, comprendere e fare.

Accedere a uno stato di coscienza non ordinario significa aprirsi a possibilità che, normalmente, rimangono fuori dalla nostra portata.

Quali possibilità diventerebbero accessibili se imparassi a entrare volontariamente in uno stato di coscienza diverso da quello in cui vivi ogni giorno?

Come cambierebbe la tua vita se imparassi a osservarla da uno stato di coscienza diverso?

Come nasce Oltre il Velo

La mia ricerca è iniziata con una sensazione: che la realtà fosse molto di più di ciò che riuscivo a vedere, conoscere o comprendere.

Questa sensazione era una presenza silenziosa ma costante.

Ho cercato di ignorarla, rinnegarla, sostituirla con distrazioni di ogni genere. Ma lei non scompariva.

Anzi, più cercavo di sfuggirle più diventava incalzante. Voleva essere ascoltata.

Così ho iniziato a farmi domande, e ho cercato le risposte ovunque: libri, conferenze, conversazioni stimolanti.

Ma le risposte sembravano incomplete.

Mancava sempre qualcosa.

E poi c’era l’altro aspetto di me: cercavo il mio posto nel mondo. Gli impegni quotidiani, le pressioni della vita, i ruoli, l’ansia di non essere all’altezza: ero accelerata e sempre in affanno. Ho attraversato periodi di confusione, sofferenza e smarrimento.

Quando ho incontrato la meditazione, non stavo cercando stati di coscienza ampliati o risposte ai grandi interrogativi dell’esistenza.

Stavo cercando sollievo.

Ero stanca, e avevo bisogno di uno spazio che mi permettesse di rallentare, fare silenzio e ascoltarmi. 

La meditazione ha creato quello spazio dentro di me, e il silenzio necessario ad ascoltare le prime risposte.

Più praticavo, più comprendevo. Più comprendevo, più ritrovavo curiosità e entusiasmo per la vita.

Finalmente, sentivo di essere nel mio elemento. Per la prima volta non stavo cercando le risposte fuori di me. Stavo imparando a guardarmi dentro.

A mano a mano che il mio benessere aumentava e si consolidava, la meditazione ha iniziato a mostrarmi possibilità che non avevo considerato. Non era più soltanto un modo per stare meglio. Era diventata uno strumento di osservazione, esplorazione e comprensione.

Per la prima volta non stavo leggendo l’esperienza di qualcun altro. Stavo facendo la mia.

Partivo dalle conoscenze acquisite negli anni e verificavo le mie intuizioni attraverso esperienze dirette. E così, ho iniziato a sviluppare fiducia nella mia capacità di osservare, comprendere e riconoscere ciò che sentivo vero per me.

Molte delle risposte che cercavo sono cambiate nel tempo. Altre si sono approfondite. Nuove domande emergevano.

Col tempo ho capito qualcosa di ancora più importante: non bastava stare bene dentro di me. La ricerca non era completa finché quella stessa presenza non trovava spazio anche nelle relazioni e nella vita di tutti i giorni.

È stato allora che si è aperto un nuovo capitolo della mia ricerca.

Ho iniziato a intuire che il mondo interiore e quello esteriore facevano parte della stessa esperienza.

Forse dovevo imparare a integrarli. Portare nella vita quotidiana quella stessa qualità di presenza, pace e connessione che avevo imparato a riconoscere dentro di me.

Non si trattava di tornare a Casa. Ma di portare Casa qui.

Da quel momento la mia ricerca ha smesso di essere soltanto personale.

Ho compreso che tutto ciò che avevo imparato aveva valore soltanto se poteva essere condiviso.

Non perché desiderassi insegnare. Ma perché desideravo che anche altre persone potessero beneficiare di ciò che aveva aiutato me a comprendere, guarire e crescere.

Negli anni ho affiancato alla ricerca personale un percorso continuo di studio e formazione, diventando Trainer certificata del Monroe Institute e Reiki Master. Continuo a studiare e a confrontarmi con prospettive diverse, perché considero la conoscenza un processo vivo e in continua evoluzione.

Una cosa importante che questa ricerca mi ha insegnato è, prima ancora della tecnica e degli strumenti, il valore dell’ascolto.

Questo permette di vedere una persona nella sua interezza: le sue paure, le sue ferite, le sue risorse, le sue contraddizioni e il suo potenziale.

E in uno spazio in cui non è richiesto di dimostrare qualcosa o diventare qualcun altro, le persone possono incontrare sé stesse con onestà e gentilezza.

Credo che come collettività, abbiamo perso il contatto con noi stessi sotto il peso di aspettative, ruoli e condizionamenti che finiscono per occupare troppo spazio. Per questo i miei percorsi iniziano sempre da qui: rallentare, creare spazio e ascoltare. Perché quando troviamo il coraggio di ascoltarci davvero, qualcosa inizia a cambiare.

Ogni persona è molto più di quanto immagina. Il mio compito è aiutarla a ricordare chi è al di là delle paure, delle aspettative e dei ruoli che ha imparato a interpretare, e vivere in modo più autentico e coerente con ciò che sente vero, con maggiore consapevolezza e libertà.